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Report novembre 2017 - SECONDA PARTE. State allegri: è anche l'ultima.



 
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claudio_claudio



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Messaggi: 24

MessaggioInviato: Lun 20 Nov 2017 - 17:02     Oggetto: Report novembre 2017 - SECONDA PARTE. State allegri: è anche l'ultima. Rispondi citando

Bevete più latte,
il latte fa bene.


Nel racconto della sezione precedente di questo report c’è un buco di due giorni e due notti. Come li ho occupati?

Senza troppi sentimentalismi, partita S. per quella remota regione cubana per osservare l’animaletto, penso di tornare, per quanto possibile, al programma originario, sia pure ridimensionato, di rivedere qualche amica che mi stava particolarmente a cuore.

Mi va buca con le prime quattro: un paio non rispondono, le altre mi dicono che non possono. Dopo due anni e mezzo che non mi faccio vedere, non posso pretendere che siano ancora lì a mia disposizione.

La quinta, invece, fa salti di gioia nel risentirmi dopo tutto questo tempo. Ci vediamo nel primo pomeriggio. Più o meno all’ora stabilita suona il campanello di casa. Rispondo al citofono e la ragazza mi dice: scendi ad aiutarmi. Senza pensare perché potesse avere bisogno di aiuto per salire, scendo velocemente ed apro la porta.

Ohibò. C’è lei con una bambina di pochissimi mesi in braccio. Vedendo la mia espressione perplessa mi dice: è una bambina molto buona, non ci disturberà. E me la mette in braccio.

Lei invece solleva il passeggino per portarlo in casa. E’ un po’ ingombrante, e allora ci scambiamo i due pesi.
Il passeggino era molto malandato e sicuramente aveva accolto numerosissimi bambini.

Stai tranquillo, mi ripete, non ci disturberà. Non ti preoccupare, le rispondo con sincerità. Mi rimette la bambina in braccio e va a fare la doccia.
Mi piacciono, i bambini. E questa è veramente carina. La tengo in braccio per tutto il tempo. Agita mani e piedi e sorride gorgogliando e producendo bava.

Uscita dal bagno, la ragazza si riprende la bambina e la fa addormentare, senza troppi sforzi. Te l’avevo detto che è una bambina molto buona, mi dice. La ripone nel passeggino e lo parcheggia proprio di fianco al letto.
No, protesto, così vicina mi sento in imbarazzo. Ma distesa nel passeggino non può vederci, dice. Però così mi sento veramente in imbarazzo e allora conveniamo di parcheggiarla appena fuori dalla camera, dietro l’angolo.
A questo punto, senza perdere tempo, si toglie l’accappatoio e rimane nuda. Allarga le braccia, in una posa da modella, e si offre al mio sguardo. E sempre bellissima, proprio come me la ricordavo. La maternità non sembra avere lasciato dei segni. Poi si avvicina, mi mette le braccia al collo e cominciamo.

Tralasciando il sesso, comunque grandioso, non ci sarebbe altro da dire, se non questo episodio un po’ curioso che ora vi racconto.

Finito il primo round di sesso, mi dice che è venuta l’ora di allattare la bambina e va a recuperarla fuori dalla porta. Io ne approfitto per andare a darmi una rinfrescata in bagno. Quando ne esco mi appare una visione che ricorderò a lungo. C’è lei completamente nuda a quattro zampe sul letto, con il suo splendido culo per aria, che sfoglia l’Espresso appoggiato sul cuscino usato come un leggio. Nel vuoto sotto di lei è deposta tra due cuscini la bambina sorridente, che agita i piedini e che ha afferrato con le due manine uno dei due seni e succhia.

Non mi lascio sfuggire l’occasione di riprendere questa situazione così tenera e particolare. Afferro il cellulare e, senza farmene accorgere per non rovinare la naturalezza della scena, mi metto a riprenderla.

Finito di allattare le mostro il breve filmato e le chiedo se posso tenerlo. Le dico anche che la scena mi ricordava l’allattamento di Romolo e Remo da parte della lupa. Non sa di cosa parlo e glielo spiego, dicendole che quello era anche il simbolo di Roma.

Parcheggiata di nuovo la bambina fuori della porta, riprendiamo l’azione. Mi mette disteso sulle spalle e si mette a cavalcioni a quattro zampe sopra di me, così come aveva fatto con la bambina, facendo oscillare i seni da sinistra a destra. I capezzoli, prima uno e poi l’altro sfiorano le mie labbra. Cerco di afferrarne uno con le labbra, ma non ci riesco. Lei ride divertita. Finché non mi permette di afferrarne uno e lo succhio. Assaporo qualche goccia di latte. Lei ride sempre più divertita. Poi mi passa l’altro capezzolo e succhio anche quello.

Mi era già capitato un’altra volta di assaggiare un po’ di latte di donna, ma quella volta non era previsto: mentre facevo l’amore con un’altra amica habanera, le avevo succhiato un capezzolo e, con mia grande sorpresa era uscito un po’ di latte.

Finito di “allattarmi”, mi stringe la testa sui seni cullandomi e chiamandomi il suo bambinone. Poi, sempre a cavallo su di me, scende verso il basso e comincia ad accarezzarmi il coso con la cosina.

Il padre della bambina quando aveva saputo della gravidanza era sparito. Così questa volta sarò particolarmente generoso.


L’attesa del piacere è essa stessa un piacere (O. Wilde).

Andate via madre e bambina, comincio a pensare a sistemarmi per la notte. La candidata ce l’ho già: è l’attrice che avevo cercato di vedere durante il viaggio di agosto, ma non era stato possibile perché era in giro per Cuba per lavoro. Così la richiamo e le comunico che sono di nuovo all’Avana. Perché non ci vediamo questa sera?, propongo.

Ah, tu vorresti vedermi dopo più di due anni che non ti fai vedere?, risponde.
Non mi sta rimproverando. Si capisce bene dal tono di voce divertito che sta scherzando e che invece è contenta di sentirmi. Già ad agosto, quando ci eravamo sentiti, ci eravamo ripromessi di vederci al mio prossimo viaggio.

Sto al gioco e le rispondo che però le avevo mandato gli auguri per il compleanno e che, comunque, l’avevo pensata molto spesso. Eppoi, vedi?, aggiungo, non appena tornato all’Avana non ho potuto fare a meno di chiamarti. Ci tengo troppo a te.

Non mi adulare, continua sempre nel suo tono fintamente di rimprovero. Sentiamo, aggiunge, perché dovrei accettare di vederti? Convincimi.
Perché siamo stati molto bene insieme e farò di tutto per farti stare bene anche questa volta, rispondo.
E’ troppo generico, mi dice. Voglio sapere cosa farai per farmi stare bene.

Che questa volta voglia dei soldi?, mi viene il dubbio. Ma scaccio via l’ipotesi perché non è davvero il tipo. Da me non aveva mai voluto niente.

Così continuo nel gioco e le dico: ci faremo compagnia, continueremo quelle belle discussioni che facciamo sempre, parleremo di film, andremo in bei posti per cena, mi porterai a vedere qualcosa di interessante e di culturale, … ci vorremo bene e farò di tutto per farti felice. Ti basta?

No, è troppo generico, continua a giocare. Voglio sapere cosa farai concretamente per volermi bene e farmi felice.

Ah Sì? Vuoi giocare pesante?, mi dico. Allora gioco pesante anch’io e comincio a descriverle, in termini espliciti, cosa le avrei fatto a letto. Ogni volta che nomino una prestazione in modo abbastanza dettagliato, risponde: uhmmmm, ok. Aspetta che prendo carta e matita e scriviamo insieme l’elenco delle cose che ti ho promesso. E lo scrivo veramente. Lei ne aggiunge una alla quale non avevo pensato.

Finito di scrivere l’elenco, è il mio turno di giocare in contropiede: e tu cosa mi farai per rendermi felice?, le chiedo. Sta al gioco anche lei e ridendo a più non posso mi elenca le prestazioni che mi avrebbe elargito. Ad ogni nuova “proposta” la metto scherzosamente in imbarazzo chiedendole i dettagli. Hai voluto scherzare?, e allora scherziamo: le chiedo una prestazione un po’ particolare, non perché la volessi veramente, ma giusto per continuare a divertirmi. E’ una prestazione che forse non tutte sono disposte a fare. No, questo no, protesta ridendo ancora più forte. Io ho aggiunto la prestazione che mi hai chiesto, le rispondo, e tu ora aggiungi la prestazione che ti chiedo io.

Non mi dice di sì, né io insisto. Sappiamo entrambi che ci stiamo solo divertendo.

Questo significa che ci vediamo, osservo. Lo sai dall’inizio che ci saremmo visti, risponde. E poi voglio vedere come te la cavi con tutte le promesse che mi hai fatto, aggiunge.

E tu allora? Anch’io voglio vedere come te la caverai.

Per noi donne è molto più facile, risponde. Se abbiamo qualche defaillance la sappiamo mascherare benissimo. Sono un’attrice. Ma a voi maschi si vede, eccome.

Ma io ho molte risorse, rispondo. Mica solo quella lì. Eppoi sei così bella e sensuale che sarà facilissimo, la adulo. Inoltre ho fatto tante fantasie su di te che sono bene allenato.

Ride di cuore e ci incontriamo dopo un po’, al Gran Anejo del Melia Cohiba. Arriva, bellissima in un abitino nero molto elegante. Le avevo detto che l’avrei portata in un posto molto chic. Mi butta le braccia a collo e io rispondo cingendole la vita e stringendola a me. Ci sediamo ad un tavolino, di fronte l’uno all’altra, e tenendoci le mani ci guardiamo negli occhi ancora divertiti per il gioco che avevamo fatto al telefono e scoppiamo a ridere.
La porterò al Café del Oriente. Non c’era mai stata e le piace moltissimo. Ci si sente a suo agio.

Questa storia dell’elenco delle prestazioni, a parte l’aspetto scherzoso, ci ha intrigati entrambi. Mentre discorriamo è sempre ben presente nella nostra mente, sia pure nel sottofondo. Ogni tanto riviene a galla, ci guardiamo e sbottiamo a in una risata maliziosa e di imbarazzato divertimento. La cosa ci tiene anche in uno stato di continua eccitazione. Io so di esserlo, ma credo proprio che lo sia anche lei: si muove spesso sulla sedia stringendo le cosce e provocando una frizione proprio lì. Quando questo avviene in modo più evidente e lei sembra assentarsi per un momento concentrandosi apparentemente sul piatto, mi sembra proprio che abbia ... raggiunto "un punto critico".

Nella pausa mentre aspettiamo il dolce è lei che ricomincia: allora ricordi cosa mi hai promesso? Tiro fuori il foglietto dove avevo appuntato le richieste e le chiedo: c’è tutto?

Poi giro il foglietto dall’altro lato e le mostro le mie richieste, facendole notare anche l’ultima, quella che avevo aggiunto io.
Resta a guardarmi con un sorrisetto tra il malizioso ed il rimprovero benevolo e non si pronuncia. Visto che ormai eravamo diventati così disinibiti, ne approfitto per chiederle: ma poco fa sei venuta? Ride imbarazzata, sorpresa di essere stata “scoperta”, ma non mi risponde direttamente. Si limita a chiedere: pensi che lo abbiano capito anche gli altri? Noooo, rispondo. Sei stata più brava di Meg Ryan.

Arriviamo a casa che siamo entrambi eccitati. Cominciamo a spogliarci a vicenda e scopro che le mutandine hanno una bella macchia umida proprio lì. Facciamo la doccia insieme, continuando con baci e carezze, ma senza andare oltre. Meglio farlo comodamente a letto.

Andiamo avanti a lungo. Le rispettive liste sono lunghe. Quando abbiamo quasi finito di rispettare i nostri impegni, riprendo la lista che avevo appoggiato sul comodino e le faccio notare che era rimasta solo quella prestazione da me aggiunta. Mi sembra combattuta se dire sì oppure no. Neanche io, per la verità, sono sicuro di voler fare quest’esperienza in questo momento. Comunque, ora è il mio turno di vederla imbarazzata.
Poi si decide a rispondermi: non mi sento pronta per questa esperienza. Non l’ho mai fatta. Ci devo pensare e prepararmi psicologicamente. Magari al tuo prossimo viaggio. Promesso?, chiedo. Promesso che ci penso, risponde, senza prendere un impegno preciso.

Distesi sul letto l’abbraccio e la stringo, divertito per avere messo in imbarazzo una donna altrimenti spigliata, come sono le attrici. La bacio delicatamente e le dico: guarda che scherzavo. Non era una richiesta vera. Tu volevi mettere in imbarazzo me, e io ho cercato di mettere in imbarazzo te. La cosa che ti ho chiesto non sono sicuro che mi piaccia, non l’ho mai fatta e non l’ho mai neanche chiesta a nessuna delle ragazze con cui sono stato. Però … però vorrei provarla una volta nella vita. Visto che siamo nelle stesse condizioni, se la cosa non ti sconvolge, le dico ammiccando con malizia, la prossima volta che vengo possiamo davvero provarla insieme. Ci penserò, mi ripete, con un sorriso birichino.
Questa volta potrebbe essere la volta buona, se l'eccitazione del momento mi farà superare una certa mia ritrosia. C’è addirittura una mezza promessa.

E’ vero. La cosa di cui vi sto parlando non mi attira in modo particolare, forse nemmeno mi piacerà, però è una cosa che vorrei provare prima o poi. Una sola volta sono stato sul punto di chiederla ad una ragazza e precisamente alla ragazza con cui ho convissuto per due anni, ma, malgrado la grande confidenza e l’intimità, la mia timidezza mi ha impedito di farlo.

Con l’attrice trascorrerò due notti ed il giorno compreso tra le notti.

E’ tutto.

A risentirci al prossimo viaggio intorno a capodanno, se avrò qualcosa se non di interessante, almeno curiosa da raccontare. A meno che nel frattempo non mi abbiate massacrato.

Ciao.
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giumiro



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MessaggioInviato: Lun 20 Nov 2017 - 19:54     Oggetto: Re: Report novembre 2017 - SECONDA PARTE. State allegri: è anche l'ultima. Rispondi citando

claudio_claudio ha scritto:
Bevete più latte,
il latte fa bene.


Nel racconto della sezione precedente di questo report c’è un buco di due giorni e due notti. Come li ho occupati?

Senza troppi sentimentalismi, partita S. per quella remota regione cubana per osservare l’animaletto, penso di tornare, per quanto possibile, al programma originario, sia pure ridimensionato, di rivedere qualche amica che mi stava particolarmente a cuore.

Mi va buca con le prime quattro: un paio non rispondono, le altre mi dicono che non possono. Dopo due anni e mezzo che non mi faccio vedere, non posso pretendere che siano ancora lì a mia disposizione.

La quinta, invece, fa salti di gioia nel risentirmi dopo tutto questo tempo. Ci vediamo nel primo pomeriggio. Più o meno all’ora stabilita suona il campanello di casa. Rispondo al citofono e la ragazza mi dice: scendi ad aiutarmi. Senza pensare perché potesse avere bisogno di aiuto per salire, scendo velocemente ed apro la porta.

Ohibò. C’è lei con una bambina di pochissimi mesi in braccio. Vedendo la mia espressione perplessa mi dice: è una bambina molto buona, non ci disturberà. E me la mette in braccio.

Lei invece solleva il passeggino per portarlo in casa. E’ un po’ ingombrante, e allora ci scambiamo i due pesi.
Il passeggino era molto malandato e sicuramente aveva accolto numerosissimi bambini.

Stai tranquillo, mi ripete, non ci disturberà. Non ti preoccupare, le rispondo con sincerità. Mi rimette la bambina in braccio e va a fare la doccia.
Mi piacciono, i bambini. E questa è veramente carina. La tengo in braccio per tutto il tempo. Agita mani e piedi e sorride gorgogliando e producendo bava.

Uscita dal bagno, la ragazza si riprende la bambina e la fa addormentare, senza troppi sforzi. Te l’avevo detto che è una bambina molto buona, mi dice. La ripone nel passeggino e lo parcheggia proprio di fianco al letto.
No, protesto, così vicina mi sento in imbarazzo. Ma distesa nel passeggino non può vederci, dice. Però così mi sento veramente in imbarazzo e allora conveniamo di parcheggiarla appena fuori dalla camera, dietro l’angolo.
A questo punto, senza perdere tempo, si toglie l’accappatoio e rimane nuda. Allarga le braccia, in una posa da modella, e si offre al mio sguardo. E sempre bellissima, proprio come me la ricordavo. La maternità non sembra avere lasciato dei segni. Poi si avvicina, mi mette le braccia al collo e cominciamo.

Tralasciando il sesso, comunque grandioso, non ci sarebbe altro da dire, se non questo episodio un po’ curioso che ora vi racconto.

Finito il primo round di sesso, mi dice che è venuta l’ora di allattare la bambina e va a recuperarla fuori dalla porta. Io ne approfitto per andare a darmi una rinfrescata in bagno. Quando ne esco mi appare una visione che ricorderò a lungo. C’è lei completamente nuda a quattro zampe sul letto, con il suo splendido culo per aria, che sfoglia l’Espresso appoggiato sul cuscino usato come un leggio. Nel vuoto sotto di lei è deposta tra due cuscini la bambina sorridente, che agita i piedini e che ha afferrato con le due manine uno dei due seni e succhia.

Non mi lascio sfuggire l’occasione di riprendere questa situazione così tenera e particolare. Afferro il cellulare e, senza farmene accorgere per non rovinare la naturalezza della scena, mi metto a riprenderla.

Finito di allattare le mostro il breve filmato e le chiedo se posso tenerlo. Le dico anche che la scena mi ricordava l’allattamento di Romolo e Remo da parte della lupa. Non sa di cosa parlo e glielo spiego, dicendole che quello era anche il simbolo di Roma.

Parcheggiata di nuovo la bambina fuori della porta, riprendiamo l’azione. Mi mette disteso sulle spalle e si mette a cavalcioni a quattro zampe sopra di me, così come aveva fatto con la bambina, facendo oscillare i seni da sinistra a destra. I capezzoli, prima uno e poi l’altro sfiorano le mie labbra. Cerco di afferrarne uno con le labbra, ma non ci riesco. Lei ride divertita. Finché non mi permette di afferrarne uno e lo succhio. Assaporo qualche goccia di latte. Lei ride sempre più divertita. Poi mi passa l’altro capezzolo e succhio anche quello.

Mi era già capitato un’altra volta di assaggiare un po’ di latte di donna, ma quella volta non era previsto: mentre facevo l’amore con un’altra amica habanera, le avevo succhiato un capezzolo e, con mia grande sorpresa era uscito un po’ di latte.

Finito di “allattarmi”, mi stringe la testa sui seni cullandomi e chiamandomi il suo bambinone. Poi, sempre a cavallo su di me, scende verso il basso e comincia ad accarezzarmi il coso con la cosina.

Il padre della bambina quando aveva saputo della gravidanza era sparito. Così questa volta sarò particolarmente generoso.


L’attesa del piacere è essa stessa un piacere (O. Wilde).

Andate via madre e bambina, comincio a pensare a sistemarmi per la notte. La candidata ce l’ho già: è l’attrice che avevo cercato di vedere durante il viaggio di agosto, ma non era stato possibile perché era in giro per Cuba per lavoro. Così la richiamo e le comunico che sono di nuovo all’Avana. Perché non ci vediamo questa sera?, propongo.

Ah, tu vorresti vedermi dopo più di due anni che non ti fai vedere?, risponde.
Non mi sta rimproverando. Si capisce bene dal tono di voce divertito che sta scherzando e che invece è contenta di sentirmi. Già ad agosto, quando ci eravamo sentiti, ci eravamo ripromessi di vederci al mio prossimo viaggio.

Sto al gioco e le rispondo che però le avevo mandato gli auguri per il compleanno e che, comunque, l’avevo pensata molto spesso. Eppoi, vedi?, aggiungo, non appena tornato all’Avana non ho potuto fare a meno di chiamarti. Ci tengo troppo a te.

Non mi adulare, continua sempre nel suo tono fintamente di rimprovero. Sentiamo, aggiunge, perché dovrei accettare di vederti? Convincimi.
Perché siamo stati molto bene insieme e farò di tutto per farti stare bene anche questa volta, rispondo.
E’ troppo generico, mi dice. Voglio sapere cosa farai per farmi stare bene.

Che questa volta voglia dei soldi?, mi viene il dubbio. Ma scaccio via l’ipotesi perché non è davvero il tipo. Da me non aveva mai voluto niente.

Così continuo nel gioco e le dico: ci faremo compagnia, continueremo quelle belle discussioni che facciamo sempre, parleremo di film, andremo in bei posti per cena, mi porterai a vedere qualcosa di interessante e di culturale, … ci vorremo bene e farò di tutto per farti felice. Ti basta?

No, è troppo generico, continua a giocare. Voglio sapere cosa farai concretamente per volermi bene e farmi felice.

Ah Sì? Vuoi giocare pesante?, mi dico. Allora gioco pesante anch’io e comincio a descriverle, in termini espliciti, cosa le avrei fatto a letto. Ogni volta che nomino una prestazione in modo abbastanza dettagliato, risponde: uhmmmm, ok. Aspetta che prendo carta e matita e scriviamo insieme l’elenco delle cose che ti ho promesso. E lo scrivo veramente. Lei ne aggiunge una alla quale non avevo pensato.

Finito di scrivere l’elenco, è il mio turno di giocare in contropiede: e tu cosa mi farai per rendermi felice?, le chiedo. Sta al gioco anche lei e ridendo a più non posso mi elenca le prestazioni che mi avrebbe elargito. Ad ogni nuova “proposta” la metto scherzosamente in imbarazzo chiedendole i dettagli. Hai voluto scherzare?, e allora scherziamo: le chiedo una prestazione un po’ particolare, non perché la volessi veramente, ma giusto per continuare a divertirmi. E’ una prestazione che forse non tutte sono disposte a fare. No, questo no, protesta ridendo ancora più forte. Io ho aggiunto la prestazione che mi hai chiesto, le rispondo, e tu ora aggiungi la prestazione che ti chiedo io.

Non mi dice di sì, né io insisto. Sappiamo entrambi che ci stiamo solo divertendo.

Questo significa che ci vediamo, osservo. Lo sai dall’inizio che ci saremmo visti, risponde. E poi voglio vedere come te la cavi con tutte le promesse che mi hai fatto, aggiunge.

E tu allora? Anch’io voglio vedere come te la caverai.

Per noi donne è molto più facile, risponde. Se abbiamo qualche defaillance la sappiamo mascherare benissimo. Sono un’attrice. Ma a voi maschi si vede, eccome.

Ma io ho molte risorse, rispondo. Mica solo quella lì. Eppoi sei così bella e sensuale che sarà facilissimo, la adulo. Inoltre ho fatto tante fantasie su di te che sono bene allenato.

Ride di cuore e ci incontriamo dopo un po’, al Gran Anejo del Melia Cohiba. Arriva, bellissima in un abitino nero molto elegante. Le avevo detto che l’avrei portata in un posto molto chic. Mi butta le braccia a collo e io rispondo cingendole la vita e stringendola a me. Ci sediamo ad un tavolino, di fronte l’uno all’altra, e tenendoci le mani ci guardiamo negli occhi ancora divertiti per il gioco che avevamo fatto al telefono e scoppiamo a ridere.
La porterò al Café del Oriente. Non c’era mai stata e le piace moltissimo. Ci si sente a suo agio.

Questa storia dell’elenco delle prestazioni, a parte l’aspetto scherzoso, ci ha intrigati entrambi. Mentre discorriamo è sempre ben presente nella nostra mente, sia pure nel sottofondo. Ogni tanto riviene a galla, ci guardiamo e sbottiamo a in una risata maliziosa e di imbarazzato divertimento. La cosa ci tiene anche in uno stato di continua eccitazione. Io so di esserlo, ma credo proprio che lo sia anche lei: si muove spesso sulla sedia stringendo le cosce e provocando una frizione proprio lì. Quando questo avviene in modo più evidente e lei sembra assentarsi per un momento concentrandosi apparentemente sul piatto, mi sembra proprio che abbia ... raggiunto "un punto critico".

Nella pausa mentre aspettiamo il dolce è lei che ricomincia: allora ricordi cosa mi hai promesso? Tiro fuori il foglietto dove avevo appuntato le richieste e le chiedo: c’è tutto?

Poi giro il foglietto dall’altro lato e le mostro le mie richieste, facendole notare anche l’ultima, quella che avevo aggiunto io.
Resta a guardarmi con un sorrisetto tra il malizioso ed il rimprovero benevolo e non si pronuncia. Visto che ormai eravamo diventati così disinibiti, ne approfitto per chiederle: ma poco fa sei venuta? Ride imbarazzata, sorpresa di essere stata “scoperta”, ma non mi risponde direttamente. Si limita a chiedere: pensi che lo abbiano capito anche gli altri? Noooo, rispondo. Sei stata più brava di Meg Ryan.

Arriviamo a casa che siamo entrambi eccitati. Cominciamo a spogliarci a vicenda e scopro che le mutandine hanno una bella macchia umida proprio lì. Facciamo la doccia insieme, continuando con baci e carezze, ma senza andare oltre. Meglio farlo comodamente a letto.

Andiamo avanti a lungo. Le rispettive liste sono lunghe. Quando abbiamo quasi finito di rispettare i nostri impegni, riprendo la lista che avevo appoggiato sul comodino e le faccio notare che era rimasta solo quella prestazione da me aggiunta. Mi sembra combattuta se dire sì oppure no. Neanche io, per la verità, sono sicuro di voler fare quest’esperienza in questo momento. Comunque, ora è il mio turno di vederla imbarazzata.
Poi si decide a rispondermi: non mi sento pronta per questa esperienza. Non l’ho mai fatta. Ci devo pensare e prepararmi psicologicamente. Magari al tuo prossimo viaggio. Promesso?, chiedo. Promesso che ci penso, risponde, senza prendere un impegno preciso.

Distesi sul letto l’abbraccio e la stringo, divertito per avere messo in imbarazzo una donna altrimenti spigliata, come sono le attrici. La bacio delicatamente e le dico: guarda che scherzavo. Non era una richiesta vera. Tu volevi mettere in imbarazzo me, e io ho cercato di mettere in imbarazzo te. La cosa che ti ho chiesto non sono sicuro che mi piaccia, non l’ho mai fatta e non l’ho mai neanche chiesta a nessuna delle ragazze con cui sono stato. Però … però vorrei provarla una volta nella vita. Visto che siamo nelle stesse condizioni, se la cosa non ti sconvolge, le dico ammiccando con malizia, la prossima volta che vengo possiamo davvero provarla insieme. Ci penserò, mi ripete, con un sorriso birichino.
Questa volta potrebbe essere la volta buona, se l'eccitazione del momento mi farà superare una certa mia ritrosia. C’è addirittura una mezza promessa.

E’ vero. La cosa di cui vi sto parlando non mi attira in modo particolare, forse nemmeno mi piacerà, però è una cosa che vorrei provare prima o poi. Una sola volta sono stato sul punto di chiederla ad una ragazza e precisamente alla ragazza con cui ho convissuto per due anni, ma, malgrado la grande confidenza e l’intimità, la mia timidezza mi ha impedito di farlo.

Con l’attrice trascorrerò due notti ed il giorno compreso tra le notti.

E’ tutto.

A risentirci al prossimo viaggio intorno a capodanno, se avrò qualcosa se non di interessante, almeno curiosa da raccontare. A meno che nel frattempo non mi abbiate massacrato.
:
Ciao.


Tranquilo Claudio non massacriamo nessuno qua ....e men che meno te che sei sempre cortese e gentile....
Allora aspettiamo il prox report di capodanno.....
OK
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