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Usa, Trump pensa a marcia indietro su apertura a Cuba



 
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Gio 1 Giu 2017 - 15:19     Oggetto: Usa, Trump pensa a marcia indietro su apertura a Cuba Rispondi citando

Usa, Trump pensa a marcia indietro su apertura a Cuba

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando una marcia indietro su diversi punti cruciali delle politiche di apertura verso Cuba adottate dall'amministrazione Obama. In particolare Trump potrebbe reintrodurre limiti su viaggi e commercio con l'isola, spiegando la svolta come un approccio più punitivo nei confronti del governo di Castro in risposta agli abusi sui diritti umani. Lo scrive il New York Times.
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pupas



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MessaggioInviato: Gio 1 Giu 2017 - 17:46     Oggetto: Rispondi citando

Sto qua ha di programma disfare tutto ciò che è fatto e programmato negli ultimi 8 anni. Gli ameriKani, che mille difetti hanno, hanno anche un pregio fondamentale: sono pragmatici. Come si fa a pensare di sviluppare business in queste condizioni? Non intendo solo cuba, parlo in generale.
In gergo "calcistico" si direbbe che non arriva a mangiare il panettone. Magari i tempi saran più lunghi ma non arriva a fine mandato. Secondo me.
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MAXHABANA
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MessaggioInviato: Gio 1 Giu 2017 - 18:20     Oggetto: Rispondi citando

pupas ha scritto:
Sto qua ha di programma disfare tutto ciò che è fatto e programmato negli ultimi 8 anni. Gli ameriKani, che mille difetti hanno, hanno anche un pregio fondamentale: sono pragmatici. Come si fa a pensare di sviluppare business in queste condizioni? Non intendo solo cuba, parlo in generale.
In gergo "calcistico" si direbbe che non arriva a mangiare il panettone. Magari i tempi saran più lunghi ma non arriva a fine mandato. Secondo me.


Temo anchio l'ultimo che aveva cercato di ribaltare molte cose delle precedenti amministrazioni lo hanno messo in freezer a Dallas, non vorrei succedesse qualcosa di simile
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giumiro



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MessaggioInviato: Gio 1 Giu 2017 - 21:25     Oggetto: Rispondi citando

pupas ha scritto:
Sto qua ha di programma disfare tutto ciò che è fatto e programmato negli ultimi 8 anni. Gli ameriKani, che mille difetti hanno, hanno anche un pregio fondamentale: sono pragmatici. Come si fa a pensare di sviluppare business in queste condizioni? Non intendo solo cuba, parlo in generale.
In gergo "calcistico" si direbbe che non arriva a mangiare il panettone. Magari i tempi saran più lunghi ma non arriva a fine mandato. Secondo me.


Io ho paura di si.....gli ammericani somp teste di cazzo bigotti e hanno votato un pagliaccio a presidente del paese piu potente del mondo.....avete presente che casini pup creare il buzzurro?
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MAXHABANA
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MessaggioInviato: Ven 2 Giu 2017 - 9:00     Oggetto: Rispondi citando

giumiro ha scritto:
pupas ha scritto:
Sto qua ha di programma disfare tutto ciò che è fatto e programmato negli ultimi 8 anni. Gli ameriKani, che mille difetti hanno, hanno anche un pregio fondamentale: sono pragmatici. Come si fa a pensare di sviluppare business in queste condizioni? Non intendo solo cuba, parlo in generale.
In gergo "calcistico" si direbbe che non arriva a mangiare il panettone. Magari i tempi saran più lunghi ma non arriva a fine mandato. Secondo me.


Io ho paura di si.....gli ammericani somp teste di cazzo bigotti e hanno votato un pagliaccio a presidente del paese piu potente del mondo.....avete presente che casini pup creare il buzzurro?


Pensa che le due valigie nucleari più devastanti al mondo sono in mano al parrucchino biondo ed a Putin.... Stiamo messi malaccio direi
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chevy56



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MessaggioInviato: Mar 6 Giu 2017 - 8:33     Oggetto: Rispondi citando

Trump è come un bambino che gioca vicino al fuoco. Bisogna solo augurarsi che almeno un genitore stia fra lui ed il fuoco.
Bisogna che si scotti un dito per capire che fa male, solo che un bambino vero si prende una scottatura ed una sberla, Trump si scotta ma molti ci lasciano le penne.
LA cosa più grave è che gli statunitensi sono i suoi genitori e si accorgeranno tardi di aver cresciuto un presuntuoso capriccioso spaccamontagne.
E' un boy scout che vuol fermare la fifth Avenue con la manina alzata per far attraversare una vecchietta che non glielo ha chiesto.Speriamo che la vecchietta dai sani principi gli dia l'ombrello sul cranio dalla parte del manico prima che ci provi...
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MessaggioInviato: Mer 7 Giu 2017 - 8:39     Oggetto: Rispondi citando

chevy56 ha scritto:
Trump è come un bambino che gioca vicino al fuoco. Bisogna solo augurarsi che almeno un genitore stia fra lui ed il fuoco.
Bisogna che si scotti un dito per capire che fa male, solo che un bambino vero si prende una scottatura ed una sberla, Trump si scotta ma molti ci lasciano le penne.
LA cosa più grave è che gli statunitensi sono i suoi genitori e si accorgeranno tardi di aver cresciuto un presuntuoso capriccioso spaccamontagne.
E' un boy scout che vuol fermare la fifth Avenue con la manina alzata per far attraversare una vecchietta che non glielo ha chiesto.Speriamo che la vecchietta dai sani principi gli dia l'ombrello sul cranio dalla parte del manico prima che ci provi...


Questo è pericoloso ragazzi, e se continua così ci porterà diritti diritti alla guerra mondiale di religioni e razze OK
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pupas



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MessaggioInviato: Gio 8 Giu 2017 - 0:57     Oggetto: Rispondi citando

Intanto l'ex direttore fbi ha giocato un carico da 11. Adesso vediamo se trumpetta gioca una briscola o va liscio.
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Lun 12 Giu 2017 - 10:31     Oggetto: Rispondi citando

La svolta di Trump su Cuba: dai viaggi alla cultura, cosa cambierà

Il presidente americano potrebbe annunciare venerdì prossimo a Miami un dietrofront sulla normalizzazione dei rapporti con l’Avana realizzata da Barack Obama, con rischi concreti per il turismo e il commercio di entrambi i Paesi

Il presidente Usa Donald Trump si prepara a ufficializzare il cambio di rotta della posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Trump, ha appreso il Miami Herald da fonti vicine al presidente, sarà a Miami venerdì prossimo per annunciare la nuova linea della sua amministrazione nei confronti dell'Avana. La decisione di presentare a Miami la marcia indietro Usa sull'apertura decisa da Barack Obama è significativa, data la presenza di molti esuli il cui sostegno alle elezioni di novembre è stato determinante per la vittoria in Florida e alla Casa Bianca. Ma quali sono le principali questioni sul tavolo?

La stretta sui viaggi

Secondo la Bbc, l’area più a rischio è quella dei viaggi. Dalla fine del 2014, quando Obama normalizzò i rapporti diplomatici con Cuba, ogni anno è stato un record in termini di visitatori sull’isola e di questi moltissimi sono partiti proprio dagli Stati Uniti. Gli oppositori dello “scongelamento” vorrebbero che Trump desse una stretta alle 12 categorie di viaggio, introdotte per permette agli statunitensi di andare a Cuba senza necessità di richiedere permessi speciali. Delle restrizioni di questo tipo avrebbero un enorme impatto economico sia su l’Avana sia sugli Usa, dove sarebbero colpite ad esempio le compagnie aeree e navali.

L’accordo bilaterale

Sul piatto c’è anche il nodo dell’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Cuba, in procinto di decollare dopo che a gennaio c’è stata la prima nave di export partita dall’isola e diretta negli Usa e in seguito all’accordo chiuso dalla catena di alberghi Starwood per aprire tre strutture a l’Avana. Gli oppositori di Castro vorrebbero rovesciare la decisione di Obama di far sì che gli enti statunitensi possano lavorare con le agenzie di Stato cubane, determinanti in campo economico. Rifiutarsi, quindi, di collaborare con le forze armate dell’isola, renderebbe impossibile stabilire una presenza commerciale consistente.


Se Trump decidesse di stravolgere le decisioni politiche dell’ex presidente Obama, è molto probabile che l’embargo degli Usa su Cuba rimanga dov’è per i prossimi quattro anni. La misura non può essere revocata dal presidente, serve l’approvazione del Congresso, ma se la mossa del presidente americano sarà un passo indietro a uscirne rafforzato sarà il gruppo anti-Castro della House of Representatives e le chance di un ritiro dell’embargo saranno sempre meno.

I diritti umani

Riferendosi a Cuba, Trump, sia come candidato alla casa Bianca che come presidente, ha parlato spesso dei diritti umani, forse come mossa elettorale prima, forse come mezzo per giustificare la sua inversione di rotta rispetto alle scelte di Barack Obama poi. La Bbc riporta che a febbraio, dopo una cena con Marco Rubio, il tycoon ha detto che condividono “una visione molto smile di Cuba” e che il senatore della Florida vuole “trattare Cuba come la dittatura che è”. Paradossalmente però, nelle proposte dell’attuale amministrazione Usa, c’è quella di eliminare i finanziamenti USAID destinati ai gruppi dissidenti cubani, considerati i difensori dei diritti umani e della libertà di parola sull’isola.


Un altro settore che risentirebbe molto della decisione di Donald Trump è quello culturale, che dal 2014 ha beneficiato moltissimo dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Si è creata una grossa intesa tra numerose istituzioni e persone legate al mondo dell’arte, della musica e dello sport. Senza dimenticare la scienza: i cubani hanno fatto passi avanti nella cura per il cancro e l’immunologia e stanno procedendo con studi e sperimentazioni negli Usa, progressi che con un irrigidimento delle regole potrebbero essere messi a rischio.

La fiducia diplomatica

Costruire un rapporto di fiducia tra Paesi non è un’operazione semplice, soprattutto se si parla di Stati Uniti e governo cubano. L’Avana ricorderà sicuramente che Trump il giorno dopo la morte di Fidel Castro twittò che l’eredità dell’ex presidente era fatta di "plotoni d’esecuzione, ruberie, sofferenze inimmaginabili, povertà e negazione dei fondamentali diritti umani”. E questa potrebbe non essere una buona base di partenza per riuscire a raggiungere qualche tipo di accordo.
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MessaggioInviato: Lun 12 Giu 2017 - 10:51     Oggetto: Rispondi citando

Saranno cazzi amari, l'ultima mossa dopo questo sarà quella di vietare i viaggi di ritorno a Cuba dei cubanoamericani ed ecco che magicamente il tanto agognato sogno americano si trasformerà nel loro peggiore incubo
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MessaggioInviato: Lun 12 Giu 2017 - 11:15     Oggetto: Rispondi citando

MAXHABANA ha scritto:
Saranno cazzi amari, l'ultima mossa dopo questo sarà quella di vietare i viaggi di ritorno a Cuba dei cubanoamericani ed ecco che magicamente il tanto agognato sogno americano si trasformerà nel loro peggiore incubo


ayyy mama Sad

... se vieta pure le rime$$e si va dall'incubo alla tragedia Twisted Evil
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MessaggioInviato: Lun 12 Giu 2017 - 11:25     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
nelle proposte dell’attuale amministrazione Usa, c’è quella di eliminare i finanziamenti USAID destinati ai gruppi dissidenti cubani


aayyyyyy mamita... 'na strage di periodi$ta$ Sad Twisted Evil
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Ven 16 Giu 2017 - 8:16     Oggetto: Rispondi citando

Donald Trump intende fare una nuova inversione di rotta rispetto alle decisioni del predecessore Barack Obama: e stavolta nel mirino dell'inquilino della Casa Bianca c'è Cuba. Le indiscrezioni parlano di maggiori restrizioni per gli americani che intendono viaggiare sull'isola caraibica e per le aziende che là intendono fare business. Dalla fase del disgelo avviata con lo storico annuncio del riavvicinamento bilaterale del 17 dicembre 2014 si potrebbe tornare ad una fase di gelo nei rapporti.

La marcia indietro Usa sarà presentata a Miami, una scelta significativa data la presenza di molti esuli il cui sostegno alle elezioni di novembre è stato determinante per la vittoria in Florida e alla Casa Bianca.

Rampini: "Su Cuba Trump continua l'opera di demolizione dell'eredità di Obama"

Le indiscrezioni. Le nuove direttive dovrebbero colpire in modo significativo l'industria turistica dell'isola e la ripresa del flusso di turisti statunitensi. Secondo quanto rivela oggi Politico, che ha ottenuto una copia della bozza della direttiva di otto pagine, infatti il presidente intende rimettere indietro l'orologio della storia e ribadire l'importanza dell'ormai 56enne embargo imposto all'isola comunista, instituendo un vasto divieto di transazioni finanziarie con società controllate dal governo castrista.

"La politica della mia amministrazione sarà guidata dalla tutela degli interessi nazionali e dalla solidarietà verso il popolo cubano - si legge nella bozza - cercherò di promuovere un Paese stabile, libero e prospero per il popolo cubano. A questo fine dobbiamo assicurarci che i fondi americani non finiscano ad un regime che non rispetta neanche le più elementari basi di una società libera e giusta".

La direttiva proibirà quindi a turisti ed imprenditori americani di avere transazioni con una società chiamata "Grupo de Administracion Empresarial S.A.", vale a dire il braccio commerciale del regime noto come Gaesa che di fatto controlla gran parte dell'economia attiva dell'isola, in particolare alberghi e ristoranti dell'Avana e delle famose spiagge di Varadero. Il presidente potrebbe tra l'altro annunciare una riduzione nel numero delle visite concesse agli statunitensi nell'isola.

Non è quindi un caso se oggi Cubadebate ricorda che quest'anno circa 284 mila 'americanos' hanno visitato l'isola, lo stesso numero di tutto il 2016. Il sito ufficiale cubano fa tra l'altro notare che "l'apertura dei voli regolari di una decina di linee aeree Usa e l'aumento delle crociere ha agevolato la spettacolare crescita del flusso dei viaggiatori statunitensi", i quali, si precisa, "vengono a Cuba protetti da 12 categorie di autorizzazioni approvate durante la presidenza di Barack Obama".

Il piano dei falchi dell'amministrazione Usa. Secondo il giornale online, Trump ha accettato il piano presentato dal senatore Marco Rubio, il deputato Mario Diaz-Balart ed altri falchi che rappresentano la vecchia guardia della comunità dei cubani americani, molti dei quali invece avevano accolto con soddisfazione la svolta di Obama che permetteva loro di riallacciare i rapporti con i familiari rimasti in patria.

"Questo è un nuovo modo per applicare il vecchio embargo", ha dichiarato John S. Kavulich, presidente dell'U.S.-Cuba Trade and Economic Council, stimando che Gaesa controlla il 60 per cento dell'economia cubana e l'80 per cento del settore turistico. La mossa potrà avere conseguenze anche per le società alberghiere americane che avevano ottenuto dall'amministrazione Obama l'autorizzazione a firmare accordi con Gaesa per ottenere in gestione un albergo storico dell'Avana.

Stretta anche sui viaggi educativi. Trump poi prevede un giro di vite anche nella concessione delle autorizzazioni di viaggi educativi, con cui l'amministrazione Obama aggirava il divieto di viaggio per i cittadini americani a Cuba che rimane imposto dalla legge sull'embargo che solo il Congresso può rimuovere. Ora a chi organizza questi viaggi verrà chiesto di presentare un programma dettagliato delle attività previste per "incontri con il popolo cubano, sostegno alla società civile e promozione dell'indipendenza dei cubani dalle autorità".

Senza contare che i viaggiatori dovranno tendere un dettagliato resoconto di tutte le transazioni finanziarie compiute nell'isola, perché il dipartimento del Tesoro potrebbe chiederne ragione per un lasso di tempo di cinque anni. Sempre appunto rispettando il divieto di alloggiare negli alberghi e mangiare nei ristoranti gestiti dal governo, preferendo magari le piccole pensioni e ristorantini a conduzione familiare dei 'cuentapropista', come vengono chiamati i piccoli imprenditori indipendenti.

Via la nortma anti-'balzeros'. La direttiva di Trump non sarà però una completa marcia indietro rispetto alla normalizzazione di Obama: l'ambasciata americana all'Avana rimarrà aperta come continueranno ad essere permesse le rimesse da parte dei cubani residenti negli Stati Uniti. Trump però reintrodurrà la misura, chiamata 'wet foot, dry foot', che per decenni ha aperto le porte del sogno americano a tutti i cubani, i famosi 'balzeros', che con imbarcazioni di fortuna riuscivano a mettere il piede sulle coste della Florida. Lo scorso gennaio Obama l'aveva abolita, ascoltando chi la considerava un trattamento preferenziale rispetto agli altri immigrati dell'America Latina.

L'Avana trattiene quindi il respiro e rimane in attesa. Nel contempo, il governo ha annunciato le 'elezioni' comunali per il prossimo 22 ottobre. Si tratta come sempre a Cuba di un voto plebiscitario sul candidato del partito unico, quindi non propriamente elezioni democratiche. In ogni caso sarà il primo passo nella lunga strada per l'uscita dal potere - già preannunciata tempo fa per febbraio - dell'86enne Raul Castro, che lascerà il governo ma non la guida del partito comunista cubano.
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Ven 16 Giu 2017 - 8:20     Oggetto: Rispondi citando

Donald Trump annuncerà in giornata da Miami una parziale retromarcia sull'apertura a Cuba, facendo segnare un'altra svolta rispetto alla poliica estera del suo predecessore Barack Obama.

Non ci sarà un ritorno al passato: non verrà chiusa la nuova ambasciata americana aperta a L'Avana. Nè scatteranno sanzioni o verrà reintrodotta la politica di automatica ammissione legale di migranti cubani una volta che tocchino le spiagge statunitensi.

Ma scatteranno restrizioni nei rapporti riallacciati da Obama: saranno cancellati i viaggi definiti “people to people”, che consentivano agevoli visite individuali. Anche se rimarranno altre undici categorie di scambio, tra cui visite di gruppi organizzati. Confermati anche voli e crociere verso l’isola. Non saranno reintrodotti limiti su prodotti portati da Cuba, compresi sigari e rum.

Saranno esplicitamente vietati business diretti con società che abbiano legami con le forze armate, i servizi di sicurezza e l’apparato di intelligence di Cuba, accusate di violazione dei diritti umani. L'obiettivo ufficiale è di fermare flussi di soldi «a vantaggio degli elementi oppressivi del regime». Il Dipartimento del Tesoro e quello del Commercio avranno in particolare l'ordine di mettere a punto regole per evitare transazioni finanziarie da parte di americani con simili entità, un provvedimento che potrebbe avere un impatto su alcune attività alberghiere. Esenti saranno società quali Airbnb.

Nell'insieme, tuttavia, la strategia dell'amministrazione Trump non si spinge fino alla totale cancellazione del disgelo di Obama, come aveva invece promesso il presidente durante la campagna elettorale. La sede dell'annuncio, Miami, non è casuale. Trump ha vinto la Florida nelle scorse urne di novembre, in parte con il sostegno della tradizionale comunità cubana anti-castrista che aveva criticato Obama. La parte più giovane di questa comunità e altre minoranze ispaniche sono però molto più sensibili alle aperture verso Cuba.
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Ven 16 Giu 2017 - 8:21     Oggetto: Rispondi citando

Insomma decidetevi, piè seco e piè mojado si oppure no Rolling Eyes ?
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chevy56



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MessaggioInviato: Ven 16 Giu 2017 - 9:43     Oggetto: Rispondi citando

Trump deve avere antenati più italiani che anglosassoni... Cool
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Marco82



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MessaggioInviato: Ven 16 Giu 2017 - 17:45     Oggetto: Rispondi citando

ha antenati tedeschi e scozzesi.
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Marco
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cocoloco



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MessaggioInviato: Sab 17 Giu 2017 - 8:23     Oggetto: Rispondi citando

Declaración del Gobierno Revolucionario (+Video)
Cualquier estrategia dirigida a cambiar el sistema político, económico y social en Cuba, ya sea la que pretenda lograrlo a través de presiones e imposiciones, o empleando métodos más sutiles, estará condenada al fracaso

http://www.granma.cu/cuba/2017-06-16/declaracion-del-gobierno-revolucionario-video
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MessaggioInviato: Sab 17 Giu 2017 - 8:31     Oggetto: Rispondi citando

Donald Trump cancela “el acuerdo bilateral de Obama con Cuba” (+ Video)
http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/06/16/donald-trump-inicia-discurso-sobre-relaciones-cuba-estados-unidos/#.WUTL6uvyiig



Donald Trump arribó a Miami a las 12:25 de este viernes y una hora después comenzó su discurso en el Teatro Manuel Artime, donde confirmó que dará marcha atrás a la política de Obama hacia Cuba y recrudecerá las medidas que afectan al pueblo cubano. No obstante, dijo que las embajadas continuarán abiertas.

Al terminar sus palabras, el presidente de los Estados Unidos firmó un memorando que suprime de forma unilateral la mayoría de los avances realizados durante el mandato de Obama. También deroga la directiva presidencial emitida por el gobierno anterior para la normalización de las relaciones e instaura una nueva con objetivos diferentes.

“Estoy cancelando todo el acuerdo bilateral del último gobierno (Barack Obama). Estoy anunciando una nueva política, como prometí durante la campaña, y firmaré ese contrato en esa mesa en solo un momento”, dijo Trump en Miami.

“Fuertemente restringiremos los dólares estadounidenses que vayan a los militares y a los servicios de inteligencia… Aplicaremos la prohibición sobre el turismo. Aplicaremos el bloqueo“, Trump continuará con las medidas que afectan la pueblo cubano y recrudecerá las injustas sanciones unilaterales que su país impone a la Isla.

Resumen de los principales cambios de la política:

Aumenta las restricciones de viaje para recrudecer la prohibición del turismo de los Estados Unidos a Cuba.
La política reafirma el bloqueo de los Estados Unidos contra Cuba.
Se opone a las convocatorias en las Naciones Unidas y en otros foros internacionales que apoyan a Cuba y piden el fin del bloqueo.
Los viajes con fines educativos no académicos se limitarán y tendrán que ser en grupo.
Se prohíbe el viaje individual autodirigido permitido por la administración Obama.
Los cubano-americanos podrán seguir visitando Cuba y enviar remesas.
La nueva política limita las actividades económicas con empresas vinculadas a las Fuerzas Armadas Revolucionarias.
Mantiene que las entidades estadounidenses puedan desarrollar vínculos con el sector cuentapropista.
El memorándum dirige a los Departamentos de Tesorería y Comercio para iniciar el proceso de emisión de nuevas regulaciones dentro de los 30 días.
Los cambios de política no tendrán efecto hasta que los Departamentos hayan finalizado sus nuevas regulaciones, un proceso que puede tardar varios meses.
Se matienen los acuerdos migratorios.
NO restablece la política de “pies secos – pies mojados”.
Cuba NO regresa a la controvertida lista estadounidenses de países que financian el terrorismo.
La administración Trump ordenó el fin de los viajes “pueblo a pueblo individual”, que permitían a los ciudadanos estadounidenses trasladarse a Cuba sin el auspicio de una organización. Las nuevas regulaciones entrarán en vigor en “los próximos meses”, según la Oficina para el Control de Activos Extranjeros (OFAC).

Se confirma que Trump prohíbe a las empresas de su país hacer negocios con sectores ligados a las Fuerzas Armadas Revolucionarias (FAR).


En los últimos días, legisladores, empresas, analistas políticos y económicos, han instado a no dar marcha atrás en el acercamiento a Cuba, pero el mandatario hizo oídos sordos.

Según analistas políticos, esta decisión atenta contra la política de Trump de “Estados Unidos Primero” (America First), pues sus medidas contra Cuba perjudican también al país norteamericano.

Antes de Trump, tomaron la palabra los políticos de origen cubano, Mario Díaz-Balart y Marco Rubio, quienes presionaron al presidente para que tomara medidas contra el bienestar del pueblo cubano.

En su discurso introducturio, Rubio fustigó la decisión de Barack Obama de restablecer las relaciones con Cuba y elogió a Donald Trump por el retroceso en este sentido.

También habló el gobernador de La Florida, Rick Scott, quien el pasado enero amenazó a los puertos de su estado que recibieran mercancías provenientes de Cuba. Finalmente, el encargado de presentar a Trump fue el vicepresidente, Mike Pence.
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MessaggioInviato: Sab 17 Giu 2017 - 8:42     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Trump ha poi spiegato le ragioni della decisione, e le sue conseguenze: "È difficile pensare a una politica meno sensata" di quella adottata dal presidente Barack Obama, che ha firmato un "accordo terribile e sbagliato" con il regime di Castro. "Hanno fatto un accordo con un governo che diffonde violenza e instabilità". "Limiteremo la possibilità che i soldi statunitensi finiscano ai militari cubani e al regime di Castro. Faremo rispettare il divieto sul turismo e l'embargo".


el Pato Donald c'à la faccia come il culo Twisted Evil
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MessaggioInviato: Dom 18 Giu 2017 - 0:33     Oggetto: Rispondi citando

TENTA ANCORA...... SARAI FORTUNATA LA PROSSIMA VOLTA

I Cubaleaks diffusi nei giorni passati da Lyly Manning, provenienti dalle granitiche fonti supercertificate si sono dimostrati un vero ....FRACASSO!

Sbandierata e data per certa la ripresa della concessione privilegiata ai cubani della politica migratoria di accoglienza ........ smentita clamorosamente ...

Eppure la fonte era supersicura e certa...... anche se non proveniva dalla Grecia ahahah ahahah bravo comp
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Dom 18 Giu 2017 - 10:30     Oggetto: Rispondi citando

Queste nuove medidas alla fine sembrano molto fumo e niente arrosto Rolling Eyes
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 8:54     Oggetto: Rispondi citando

“Tra sei mesi, o tra sei anni, o sia quando sia, Cuba sarà libera. E quando lo sarà, il popolo dell’isola dirà che la transizione cominciò qui, in questo teatro, con un presidente che ha fatto quel che si deve fare perché torni la libertà nell’isola schiavizzata di Cuba…”.

È stato Marco Rubio, senatore della Florida – sì, proprio quel Marco Rubio che, nel corso delle primarie repubblicane, Donald Trump aveva sistematicamente umiliato definendolo little Marco, il piccolo Marco – a pronunciare queste alate parole, cariche d’una “storica” consapevolezza e d’una speranza tanto affettatamente pompose nella forma, quanto – l’una e l’altra – pateticamente ammuffite nella sostanza.

Il teatro nel quale si andava, a detta di Rubio, scrivendo questo fondamentale capitolo della storia cubana era, nella serata di venerdì scorso, il Manuel Artime, tra la Flagler e la mitica calle ocho, nel cuore della little Havana di Miami. E va da sé che “il presidente che ha fatto quel che si deve fare”, era proprio lui, Donald J. Trump, il più impopolare inquilino della Casa Bianca della storia Usa, per l’occasione impegnato a presentare al mondo – o, più precisamente, al “piccolo mondo antico” del più giurassico settore dell’esilio cubano – il memorandum col quale definiva la “nuova politica cubana” della sua amministrazione.

Applausi, standing ovation, slogan gridati a piena voce – “viva Trump, viva Cuba libre” – ed entusiasmo alle stelle. Platea e strade adiacenti al gran completo, sia pur con manifestazioni di segno contrapposto. E il tutto con i veterani della Brigata 2506 (quelli dello sbarco della Baia dei Porci, anno del Signore 1961) molto opportunamente e molto ostentatamente in primissima fila, a testimonianza della continuità d’una politica che – non in “sei mesi o sei anni”, come pronosticato da “little Marco”, bensì in quasi sessant’anni – non solo non ha riportato la libertà a Cuba, ma è stata uno dei pilastri etico-politici del regime cubano.

Donald Trump – è appena il caso di farlo notare – s’è trovato perfettamente a suo agio in quest’atmosfera di incondizionata adulazione, illuminata persino, in un clima di generalizzata estasi, dall’“happy birthday, Mr. president” (Trump ha raggiunto suoi 71 anni appena qualche giorno fa) cantata dall’intero teatro. Ed è stato in questo clima vagamente nord-coreano che, il neo-eletto presidente ha da par suo risposto, esibendosi in quello che meglio sa fare. Ovvero: mentendo. Più esattamente: regalando alla più sclerotica parte dell’esilio cubano la menzogna che, da lui, quest’ultima s’attendeva. “Il memorandum che sono venuto a presentare – ha detto Trump tra gli applausi – è la totale cancellazione del pessimo accordo con il governo cubano (quello sottoscritto da Barack Obama, n.d.r.)”.

Falso. Degli accordi a suo tempo sottoscritti da Obama, il “memorandum” non cancella che una parte, quella relativa ai viaggi di cittadini statunitensi e quella relativa alle regole per investire a Cuba. Regole che, peraltro, ancora devono – e la cosa potrebbe durare a lungo – essere riscritte dal Dipartimento a Tesoro. L’ambasciata, riaperta da Obama, resta a suo posto. E al loro posto restano tutti i contratti già sottoscritti. Nella sostanza: la “nuova” politica di Trump verso Cuba, parte da un presupposto che testimonia una straordinaria ignoranza della realtà cubana (o, peggio, una propensione a prendere per i fondelli i propri interlocutori, nel caso specifico l’esilio più cavernicolo, che sembra peraltro gradire la cosa), dividendo l’economia cubana in due distinti settori: il militare ed il civile. Il primo va boicottato, il secondo favorito, al fine di creare una nuova “classe imprenditoriale” capace di, per così dire, spezzare le reni al comunismo.

Una tesi, questa, del tutto ridicola, per due motivi. Il primo: quello di Cuba non è, per quanto militarizzato, un regime militare. È un regime totalitario nel quale lo Stato, senza alcuna distinzione tra militare e civile, controlla tutti settori dell’economia. Il secondo: perché, nel “sabotare” la summezionata “economia militare”, il memorandum di Trump bada bene di non pestare alcun piede che conta. Tutti i contratti fin qui firmati da grandi imprese statunitensi– e firmati con la Gaesa, Grupo de Administración Empresarial, sotto il controllo dei militari – restano in pieno
vigore. La Starwood potrà in tutta tranquillità continuare a costruire, insieme alla Gaesa, i suoi hotel di super lusso lungo la Quinta Avenida e nel centro storico dell’Avana. Carnival potrà senza problemi organizzare le sue crociere e le compagnie aeree americane potranno mantenere i propri voli.

Tutto quello che Trump ha offerto venerdì scorso nella giubilante atmosfera del teatro “Manuel Artime”, non è, alla prova dei fatti, che un cambio di toni retorici, un verbalissimo ritorno al passato. E con questo ha fatto felici tutti. Se stesso, con l’illusione di avere distrutto un altro pezzo dell’odiata “eredità di Obama”. Ed i relitti dell’esilio cubano, pronti come tutti i vecchi decrepiti a gioire in questa sorta di ritorno all’infanzia del proprio anticastrismo (qualcuno lo chiama rimbambimento).

Il problema è che, in politica, le parole contano. E, per quanto pomposamente ridicolo, questo ritorno al passato, inevitabilmente annuncia tempi difficili (e forse la fine d’una già esile speranza) soprattutto per quei nuovi settori della società cubana che andavano molto marginalmente e lentamente allentando il cappio del totalitarismo castrista.

Venerdì scorso la storia – la storia che Barack Obama aveva cercato di rimettere in cammino – ha fatto a Cuba un passo indietro. Ed è stato un brutto giorno (un ennesimo “trumpiano” brutto giorno) per tutti. Per Cuba, per gli Stati Uniti e per il mondo.
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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 9:16     Oggetto: Rispondi citando

Lyly Manning ha scritto:
“Tra sei mesi, o tra sei anni, o sia quando sia, Cuba sarà libera. E quando lo sarà, il popolo dell’isola dirà che la transizione cominciò qui, in questo teatro, con un presidente che ha fatto quel che si deve fare perché torni la libertà nell’isola schiavizzata di Cuba…”.

È stato Marco Rubio, senatore della Florida – sì, proprio quel Marco Rubio che, nel corso delle primarie repubblicane, Donald Trump aveva sistematicamente umiliato definendolo little Marco, il piccolo Marco – a pronunciare queste alate parole, cariche d’una “storica” consapevolezza e d’una speranza tanto affettatamente pompose nella forma, quanto – l’una e l’altra – pateticamente ammuffite nella sostanza.

Il teatro nel quale si andava, a detta di Rubio, scrivendo questo fondamentale capitolo della storia cubana era, nella serata di venerdì scorso, il Manuel Artime, tra la Flagler e la mitica calle ocho, nel cuore della little Havana di Miami. E va da sé che “il presidente che ha fatto quel che si deve fare”, era proprio lui, Donald J. Trump, il più impopolare inquilino della Casa Bianca della storia Usa, per l’occasione impegnato a presentare al mondo – o, più precisamente, al “piccolo mondo antico” del più giurassico settore dell’esilio cubano – il memorandum col quale definiva la “nuova politica cubana” della sua amministrazione.

Applausi, standing ovation, slogan gridati a piena voce – “viva Trump, viva Cuba libre” – ed entusiasmo alle stelle. Platea e strade adiacenti al gran completo, sia pur con manifestazioni di segno contrapposto. E il tutto con i veterani della Brigata 2506 (quelli dello sbarco della Baia dei Porci, anno del Signore 1961) molto opportunamente e molto ostentatamente in primissima fila, a testimonianza della continuità d’una politica che – non in “sei mesi o sei anni”, come pronosticato da “little Marco”, bensì in quasi sessant’anni – non solo non ha riportato la libertà a Cuba, ma è stata uno dei pilastri etico-politici del regime cubano.

Donald Trump – è appena il caso di farlo notare – s’è trovato perfettamente a suo agio in quest’atmosfera di incondizionata adulazione, illuminata persino, in un clima di generalizzata estasi, dall’“happy birthday, Mr. president” (Trump ha raggiunto suoi 71 anni appena qualche giorno fa) cantata dall’intero teatro. Ed è stato in questo clima vagamente nord-coreano che, il neo-eletto presidente ha da par suo risposto, esibendosi in quello che meglio sa fare. Ovvero: mentendo. Più esattamente: regalando alla più sclerotica parte dell’esilio cubano la menzogna che, da lui, quest’ultima s’attendeva. “Il memorandum che sono venuto a presentare – ha detto Trump tra gli applausi – è la totale cancellazione del pessimo accordo con il governo cubano (quello sottoscritto da Barack Obama, n.d.r.)”.

Falso. Degli accordi a suo tempo sottoscritti da Obama, il “memorandum” non cancella che una parte, quella relativa ai viaggi di cittadini statunitensi e quella relativa alle regole per investire a Cuba. Regole che, peraltro, ancora devono – e la cosa potrebbe durare a lungo – essere riscritte dal Dipartimento a Tesoro. L’ambasciata, riaperta da Obama, resta a suo posto. E al loro posto restano tutti i contratti già sottoscritti. Nella sostanza: la “nuova” politica di Trump verso Cuba, parte da un presupposto che testimonia una straordinaria ignoranza della realtà cubana (o, peggio, una propensione a prendere per i fondelli i propri interlocutori, nel caso specifico l’esilio più cavernicolo, che sembra peraltro gradire la cosa), dividendo l’economia cubana in due distinti settori: il militare ed il civile. Il primo va boicottato, il secondo favorito, al fine di creare una nuova “classe imprenditoriale” capace di, per così dire, spezzare le reni al comunismo.

Una tesi, questa, del tutto ridicola, per due motivi. Il primo: quello di Cuba non è, per quanto militarizzato, un regime militare. È un regime totalitario nel quale lo Stato, senza alcuna distinzione tra militare e civile, controlla tutti settori dell’economia. Il secondo: perché, nel “sabotare” la summezionata “economia militare”, il memorandum di Trump bada bene di non pestare alcun piede che conta. Tutti i contratti fin qui firmati da grandi imprese statunitensi– e firmati con la Gaesa, Grupo de Administración Empresarial, sotto il controllo dei militari – restano in pieno
vigore. La Starwood potrà in tutta tranquillità continuare a costruire, insieme alla Gaesa, i suoi hotel di super lusso lungo la Quinta Avenida e nel centro storico dell’Avana. Carnival potrà senza problemi organizzare le sue crociere e le compagnie aeree americane potranno mantenere i propri voli.

Tutto quello che Trump ha offerto venerdì scorso nella giubilante atmosfera del teatro “Manuel Artime”, non è, alla prova dei fatti, che un cambio di toni retorici, un verbalissimo ritorno al passato. E con questo ha fatto felici tutti. Se stesso, con l’illusione di avere distrutto un altro pezzo dell’odiata “eredità di Obama”. Ed i relitti dell’esilio cubano, pronti come tutti i vecchi decrepiti a gioire in questa sorta di ritorno all’infanzia del proprio anticastrismo (qualcuno lo chiama rimbambimento).

Il problema è che, in politica, le parole contano. E, per quanto pomposamente ridicolo, questo ritorno al passato, inevitabilmente annuncia tempi difficili (e forse la fine d’una già esile speranza) soprattutto per quei nuovi settori della società cubana che andavano molto marginalmente e lentamente allentando il cappio del totalitarismo castrista.

Venerdì scorso la storia – la storia che Barack Obama aveva cercato di rimettere in cammino – ha fatto a Cuba un passo indietro. Ed è stato un brutto giorno (un ennesimo “trumpiano” brutto giorno) per tutti. Per Cuba, per gli Stati Uniti e per il mondo.


Un leak fresco fresco proveniente dall'Uruguay, Punta dell'Este..... 😎🤓
guai citarne la fonte ....
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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 10:24     Oggetto: Rispondi citando

Massimo Cavallini - IL FATTO QUOTIDIANO ha scritto:
........
Una tesi, questa, del tutto ridicola, per due motivi. Il primo: quello di Cuba non è, per quanto militarizzato, un regime militare. È un regime totalitario nel quale lo Stato, senza alcuna distinzione tra militare e civile, controlla tutti settori dell’economia.
Il secondo: perché, nel “sabotare” la summezionata “economia militare”, il memorandum di Trump bada bene di non pestare alcun piede che conta.
Tutti i contratti fin qui firmati da grandi imprese statunitensi– e firmati con la Gaesa, Grupo de Administración Empresarial, sotto il controllo dei militari – restano in pieno
vigore.
La Starwood potrà in tutta tranquillità continuare a costruire, insieme alla Gaesa, i suoi hotel di super lusso lungo la Quinta Avenida e nel centro storico dell’Avana. Carnival potrà senza problemi organizzare le sue crociere e le compagnie aeree americane potranno mantenere i propri voli.


Ma guarda un po' quasi quasi non ce n'eravamo accorti Massimo, avevamo proprio bisogno che il tuo scritto ci illuminasse ....

Però dovresti aggiornarti meglio e di più e non tentare di addolcire la pillola o dare una mano di coppale per coprire.

Ora che vivi in Uruguay e non più all'Habana, hai perso la realtà delle cose e non ti sei accorto che quelli col vestitino verde, zitti zitti come si fa a Wall Street nelle grandi Company conglomerate, controllano oltre il 90% della economia cubana, diretta ed indiretta.

Con riferimento al recentissimo cambio di guida del Banco Central de Cuba, che dire dell'unica banca che per decreto è stata posta fuori del controllo dello stesso BCC?
Mi riferisco al BFI passato sotto il controllo diretto di GAESA.

La stessa conglomerata che alcuni giorni addietro era in cima alle news per l'inaugurazione del Manzana de Gomez Kampinsky.

Non ti pare strano Cavallini, dal tuo punto di vista privilegiato di inviato residente dell'Unità per tanti anni, che le cose a Cuba stiano cambiando negli ultimi anni con una certa accelerazione?

Certe cose che sono sempre esistite, il regime totalitario è sempre quello con tutta la gerarchia militare ad occupare TUTTI i posti di controllo nello Stato, ma anche nel Comitato Centrale del PCC quello che comanda veramente a Cuba e di cui il GRANMA è il Fatto Quotidiano" locale , oltre alle varie imprese statali.
Solo che in passato con Fifo in testa la cosa non era così sbandierata e pubblicizzata.

Con il cambio di guardia fraterno le cose hanno preso un'accelerazione ed i due Congressi del PCC, a brevissimo intervallo di tempo dopo decenni di silenzio ne sono la riprova.

Oggi l'accentramento di tutti i recenti investimenti stranieri, a partire dal Mariel, nel perimetro di GAE Sa. è totalmente trasparente e direttamente dichiarato dallo stesso Foglio ufficiale.

I militari NON rispondono al controllo dello Stato nemmeno per le elezioni.....
eleggono propri Comitati Elettorali, evidente duplicato di quelli che utilizzeranno il restante della popolazione civile



Riguardo al secondo punto esposto sono cmpletamente in disaccordo perché Trump ha firmato un memorandum, non un Decreto Presidenziale, memorandum che indica le linee guida che gli enti preposti tradurranno in regolamenti, primo fra tutti la famigerata OFAC che risponde al Ministero del Tesoro, che presto le attualizzerà.

E nelle linee guida si parla specificatamente dei militari non a caso, ben distinguendoli dalle imprese private.

Quindi AIRBNB continuerà a fare business, ma credo dovrà trovare un altro canale per far arrivare il denaro ai proprietari delle Case Particular evitando di far passare il flusso come oggi avviene atteaverso il canale finanziario di Gaesa e che recentemente era stato appunto bloccato.

Starwood dovrà trovarsi un altro partner per evitare le sanzioni.

Ed i faraonici progetti di espansione del turismo coi Real Estate Golf Resort vedranno una brusca frenata se gli yuma yanquis non potranno più volare a Cuba individualmente, ma solo in gruppo.

Ovviamente tutto questo si svilupperà se non impicciano e poi spicciano a Pato Donaldo Cool
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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 15:27     Oggetto: Rispondi citando

Ecco fresche fresche di pubblicazione da parte della OFAC le FAQ sul memorandum di Trump.{CLICKARE DUE VOLTE PER INGRANDIRE}

....................


In via generale finché non verranno pubblicate le nuove regolamentazioni da parte della OFAC, valgono le norme in vigore.

I biglietti dei viaggi people-to-people individuali già acquistati potranno essere utilizzati senza restrizioni come anche le prenotazioni per soggiorno ed nolo auto

Rimangono in vigore le altre norme delle 12 motivazioni per viaggiare a Cuba come pure la possibilità di fare crociere con viaggi autorizzati.

Le autorizzazioni speciali rilasciate da OFAC non verranno impattate dalle nuove regolamentazioni, salvo quanto segue riguardo i militari.

Per il problema principale del divieto di fare business di qualsiasi tipo con i militari, (quindi col perimetro GAESA) il Dipartimento di Stato produrrà un elenco dettagliato (come solito) con annesse istruzioni che avranno validità solo dalla pubblicazione.

Continueranno le crociere autorizzate, salvo non esca fuori che la parte cubana rientra nelle liste proibite che verranno pubblicate e comunque ci saranno annesse istruzioni dettagliate al riguardo insieme alla pubblicazione.

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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 15:57     Oggetto: Rispondi citando

Massimo Cavallini - IL FATTO QUOTIDIANO ha scritto:
....
Il secondo: perché, nel “sabotare” la summezionata “economia militare”, il memorandum di Trump bada bene di non pestare alcun piede che conta.
Tutti i contratti fin qui firmati da grandi imprese statunitensi– e firmati con la Gaesa, Grupo de Administración Empresarial, sotto il controllo dei militari – restano in pieno
vigore.

La Starwood potrà in tutta tranquillità continuare a costruire, insieme alla Gaesa, i suoi hotel di super lusso lungo la Quinta Avenida e nel centro storico dell’Avana. Carnival potrà senza problemi organizzare le sue crociere e le compagnie aeree americane potranno mantenere i propri voli.

Ennesimo grande giornalista ex inviato de L'Unità cui bastava il giorno 16 collegarsi al sito OFAC ed avere così di prima mano il controllo della fonte......

Evitava così ennesima figura di M che vediamo sempre più associata a giornalettai e loro indomiti seguaci del copiaincolla che bevono l'oro colato dei loro scritti privi delle norme fondamentali del giornalismo..... QUELLO VERO!

Le FAQ pubblicate da OFAC chiariscono perfettamente che qualsiasi accordo, licenza, autorizzazione concessa da OFAC verrà rivista sulla base della lista che il Dipartimento di Stato produrrà..... lo stesso metodo che già adottato quando si crea la Black List per un paese con persone, aziende Enti.(Iran, Venezuela, Russia, Siria, etc.)

Per Cuba quando era nella lista dei paesi che favoriva il terrorismo, esisteva una corposa lista world wide, che credo verrà ripristinata ed integrata alla luce di tutte le nuove attività che GAESA ha incorporato nel suo perimetro.

Credo che nessun cittadino USA potrà godere all'indomani della nuova pubblicazione, dell'ospitalità del Manzana de Gomez Kampinsky visto l'ingombrante socio Embarassed Rolling Eyes mons
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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 17:24     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
loro indomiti seguaci del copiaincolla che bevono l'oro colato dei loro scritti privi delle norme fondamentali del giornalismo..... QUELLO VERO!


Io in verità avrei solo copiato un articolo senza nessun commento né di approvazione né di critica.
Meno male che qui su cubafacile abbiamo un giornalista.. di quelli veri, da premio pulizer :

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MessaggioInviato: Lun 19 Giu 2017 - 17:39     Oggetto: Rispondi citando

https://content.govdelivery.com/accounts/USTREAS/bulletins/1a2f5df
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MessaggioInviato: Mar 20 Giu 2017 - 11:30     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
dalle granitiche fonti supercertificate si sono dimostrati un vero ....FRACASSO!


Le granitiche fonti dicevano una l'inverso dell'altra, per questo il mi dubbio.

Infatti la fonte più attendibile, il sole 24 ore diceva giusto:

Citazione:
scatteranno sanzioni o verrà reintrodotta la politica di automatica ammissione legale di migranti cubani una volta che tocchino le spiagge statunitensi

Ma il punto non è questo, perché per fare un po di cagnara contro di me, tutto fa brodo

____________________________________________________________

Certo che il tuo gemello diverso i miei post su questo forum li legge, eccome se li legge:

Bonvys79 Dom 18 Giu 2017 - 10:30 :
Citazione:
Queste nuove medidas alla fine sembrano molto fumo e niente arrosto



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Bonvys79



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 12:40     Oggetto: Rispondi citando

http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/06/21/news/usa-cuba-trump-non-ha-cancellato-accordi-obama-140723/ (almeno sei contento, caro charanga)


Roma. Non è mica vero che Trump ha cancellato le aperture di Obama a Cuba. Nelle parole con cui ha annunciato l’ordine esecutivo pubblicato venerdì nei confronti dell’isola, il presidente degli Stati Uniti ha ribaltato la politica obamiana verso l’Avana; ma nel testo c’è scritto tutt’altro. La quantità di denaro che si può inviare attraverso le rimesse degli emigrati, ciò che più interessa al regime perché quei soldi funzionano da sedativo sociale, rimane intatta. Intatti anche gli accordi di scambio di informazioni sulla sicurezza e quelli, sempre decisi da Obama, sulla fine della speciale politica migratoria per cubani: la legge che prevedeva il rimpatrio sull’isola per gli aspiranti immigrati fermati in alto mare e consentiva a qualsiasi cubano riuscisse a metter piede su terra statunitense di aver diritto a fermarsi.



L’ambasciata degli Stati Uniti all’Avana rimane aperta. Lo stesso vale per l’ambasciata cubana a Washington. Cuba rimane depennata dalla lista dei paesi considerati amici dei terroristi dal dipartimento di stato. Delle restrizioni annunciate è vero soltanto che torna il divieto per i cittadini statunitensi di viaggiare liberamente verso Cuba. Ma la norma non riguarda i viaggi dei cubano-americani, che sono la gran maggioranza del totale. E comunque, qualsiasi cittadino statunitense voglia andare a Cuba, potrà continuare a farlo passando per un paese terzo o con un permesso di viaggio per interesse culturale se viaggia con un gruppo. Come accade già da tempo. Sono anni infatti che all’Avana esistono guide specializzate per cittadini americani, menù per americani, prezzi gonfiati per americani. E’ vero anche che è ribadito il divieto di fare affari con imprese sotto controllo militare. E questo infastidisce il generale cubano Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, presidente della Gesa, l’ombrello societario in mano ai militari sotto il quale sono obbligate a stare tutte le imprese sull’isola che fanno affari all’estero. Il generale la cui vita è tenuta lontano dai riflettori come lo fu solo quella di Fidel Castro, è l’ex genero di Raúl, avendo sposato sua figlia Deborah ed essendo padre dei due nipoti del presidente, Raúl Guillermo e Vilma.



Il divieto è un modo per ribadire l’embargo. Ma l’embargo non veniva sfiorato nemmeno dagli ordini esecutivi di Obama, perché solo una legge votata dal Congresso potrebbe cancellarlo. Il punto fondamentale del testo di Trump è che rimangono illimitati i viaggi dei cubano-americani e non si abbassa il tetto delle loro rimesse. La politica dell’Amministrazione Bush verso Cuba, per dire, fu ben più pesante. I senatori pro embargo impegnati a tentare di limitare il viaggio degli altri cittadini statunitensi verso l’isola si guardano bene dal persuadere i loro elettori a osservare la stessa restrizione. Vale voti preziosi il privilegio degli immigrati cubano-americani. Il governo cubano, le agenzie turistiche e le compagnie aeree avranno tutto l’agio nell’inventarsi pacchetti e forme di viaggio in grado di rispettare la lettera delle nuove regole (che sono appunto quelle vecchie con un po’ di maquillage).



Chi viene danneggiato dall’ordine esecutivo di Trump, ma perché lo era già stato da quelli di Obama, sono i cubani che vogliono scappare da Cuba per andare negli Stati Uniti. La legge speciale sui migranti cubani era preziosa per chi ambisce alla fuga. Cancellarla ha fatto disperare molti. Soprattutto molti medici cubani impiegati in missioni all’estero. Per loro gli Stati Uniti avevano un permesso di residenza speciale. Poiché la loro fuga equivale a una diserzione, attraverso il programma Cuban medical professional parole, gli Stati Uniti concedevano automaticamente il visto a qualsiasi medico cubano fuggisse da una missione all’estero. Obama l’ha cancellata, Trump non l’ha ripristinata. Con grande sconcerto dei poveri medici cubani che si ritrovano intrappolati nel Venezuela avvitato in una crisi senza fine. Stanno scappando in piccoli gruppi verso la Colombia, attraverso la frontiera dello Stato Zulia, confine sepolto dalla selva, terra di nessuno in mano a narcos, contrabbandieri e banditi.
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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 13:08     Oggetto: Rispondi citando

"..Con grande sconcerto dei poveri medici cubani che si ritrovano intrappolati nel Venezuela avvitato in una crisi senza fine. Stanno scappando in piccoli gruppi verso la Colombia, attraverso la frontiera dello Stato Zulia, confine sepolto dalla selva, terra di nessuno in mano a narcos, contrabbandieri e banditi."..
Credo che solo la follia possa spingere un medico, che Cuba starebbe comunque meglio di altri, a fuggire mettendosi nelle mani dei trafficanti.
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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 13:15     Oggetto: Rispondi citando

Bonvys79 ha scritto:
.......
(almeno sei contento, caro charanga)



Adesso mi appioppi anche i vestitini di silvanuccio.......
come utilizzatore dello strumento ti facevo+ esperto.... mons mons
ahahah ahahah
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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 13:23     Oggetto: Rispondi citando

Anubi ha scritto:
Bonvys79 ha scritto:
.......
(almeno sei contento, caro charanga)



Adesso mi appioppi anche i vestitini di silvanuccio.......
come utilizzatore dello strumento ti facevo+ esperto.... mons mons
ahahah ahahah




bravo comp tromp
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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 14:02     Oggetto: Rispondi citando

Bonvys79 ha scritto:
http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/06/21/news/usa-cuba-trump-non-ha-cancellato-accordi-obama-140723/ (almeno sei contento, caro charanga)


Roma. Non è mica vero che Trump ha cancellato le aperture di Obama a Cuba. Nelle parole con cui ha annunciato l’ordine esecutivo pubblicato venerdì nei confronti dell’isola, il presidente degli Stati Uniti ha ribaltato la politica obamiana verso l’Avana; ma nel testo c’è scritto tutt’altro. La quantità di denaro che si può inviare attraverso le rimesse degli emigrati, ciò che più interessa al regime perché quei soldi funzionano da sedativo sociale, rimane intatta. Intatti anche gli accordi di scambio di informazioni sulla sicurezza e quelli, sempre decisi da Obama, sulla fine della speciale politica migratoria per cubani: la legge che prevedeva il rimpatrio sull’isola per gli aspiranti immigrati fermati in alto mare e consentiva a qualsiasi cubano riuscisse a metter piede su terra statunitense di aver diritto a fermarsi.

L’ambasciata degli Stati Uniti all’Avana rimane aperta. Lo stesso vale per l’ambasciata cubana a Washington. Cuba rimane depennata dalla lista dei paesi considerati amici dei terroristi dal dipartimento di stato. Delle restrizioni annunciate è vero soltanto che torna il divieto per i cittadini statunitensi di viaggiare liberamente verso Cuba. Ma la norma non riguarda i viaggi dei cubano-americani, che sono la gran maggioranza del totale. E comunque, qualsiasi cittadino statunitense voglia andare a Cuba, potrà continuare a farlo passando per un paese terzo o con un permesso di viaggio per interesse culturale se viaggia con un gruppo. Come accade già da tempo. Sono anni infatti che all’Avana esistono guide specializzate per cittadini americani, menù per americani, prezzi gonfiati per americani. E’ vero anche che è ribadito il divieto di fare affari con imprese sotto controllo militare. E questo infastidisce il generale cubano Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, presidente della Gesa, l’ombrello societario in mano ai militari sotto il quale sono obbligate a stare tutte le imprese sull’isola che fanno affari all’estero. Il generale la cui vita è tenuta lontano dai riflettori come lo fu solo quella di Fidel Castro, è l’ex genero di Raúl, avendo sposato sua figlia Deborah ed essendo padre dei due nipoti del presidente, Raúl Guillermo e Vilma.

Il divieto è un modo per ribadire l’embargo. Ma l’embargo non veniva sfiorato nemmeno dagli ordini esecutivi di Obama, perché solo una legge votata dal Congresso potrebbe cancellarlo. Il punto fondamentale del testo di Trump è che rimangono illimitati i viaggi dei cubano-americani e non si abbassa il tetto delle loro rimesse. La politica dell’Amministrazione Bush verso Cuba, per dire, fu ben più pesante. I senatori pro embargo impegnati a tentare di limitare il viaggio degli altri cittadini statunitensi verso l’isola si guardano bene dal persuadere i loro elettori a osservare la stessa restrizione. Vale voti preziosi il privilegio degli immigrati cubano-americani. Il governo cubano, le agenzie turistiche e le compagnie aeree avranno tutto l’agio nell’inventarsi pacchetti e forme di viaggio in grado di rispettare la lettera delle nuove regole (che sono appunto quelle vecchie con un po’ di maquillage).

Chi viene danneggiato dall’ordine esecutivo di Trump, ma perché lo era già stato da quelli di Obama, sono i cubani che vogliono scappare da Cuba per andare negli Stati Uniti. La legge speciale sui migranti cubani era preziosa per chi ambisce alla fuga. Cancellarla ha fatto disperare molti. Soprattutto molti medici cubani impiegati in missioni all’estero. Per loro gli Stati Uniti avevano un permesso di residenza speciale. Poiché la loro fuga equivale a una diserzione, attraverso il programma Cuban medical professional parole, gli Stati Uniti concedevano automaticamente il visto a qualsiasi medico cubano fuggisse da una missione all’estero. Obama l’ha cancellata, Trump non l’ha ripristinata. Con grande sconcerto dei poveri medici cubani che si ritrovano intrappolati nel Venezuela avvitato in una crisi senza fine. Stanno scappando in piccoli gruppi verso la Colombia, attraverso la frontiera dello Stato Zulia, confine sepolto dalla selva, terra di nessuno in mano a narcos, contrabbandieri e banditi.
    Ecco un'altra giornalettaia che Cuba l'ha conosciuta nei libri e nei blog, leggendo pure male quanto riportato da suoi emuli.

    A parte l'errore sul nome della holding, rimane la scarsa conoscenza sul business della stessa, indicato solo in minima parte ed in modo errato: il controllo diretto del BFI mette si di fatto la gestione di tutti gli affari esteri in mano alla FAR, ma non in modo così diretto come si vuol far credere col passaggio.

    Lo strafalcione poi sulla legge speciale dei migranti cubani la dice proprio lunga.
    Confondere la Ley de Ajuste, mai abolita e tuttora in vigore, con la disposizione presidenziale della politica Piè seco y pié mojado dimostra tutta la valenza da giornalettaia.

    Il CMPP(Cuban Medical Professional Parole) è terminato con l'accordo Cuba/USA del 12 gennaio u.s., non cancellato unilateralmente dagli USA.
    Fa parte degli accordi per normalizzare le politiche migratorie tra i due paesi.
    Bastava andare a leggere la solita paginetta sul solito sito dell'OFAC prima di scrivere caxxate:
    https://www.uscis.gov/humanitarian/humanitarian-parole/cuban-medical-professional-parole-cmpp-program.
    Oggi se un medico cubano arriva negli USA e permane per 366gg può invocare la Ley de Ajuste.
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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 14:14     Oggetto: Rispondi citando

Bonvys79 ha scritto:
Anubi ha scritto:
Bonvys79 ha scritto:
.......
(almeno sei contento, caro charanga)



Adesso mi appioppi anche i vestitini di silvanuccio.......
come utilizzatore dello strumento ti facevo+ esperto.... mons mons
ahahah ahahah




bravo comp tromp


Bonvys79 ha scritto:
Anubi ha scritto:
che continua imperterrita a NON citare le fonti forse sperando che qlcn le prenda per farina del suo sacco


Questo lo può pensare/immaginare solo una mente evidentemente malata come la tua bravo comp ahahah


E sì ad una certa età si perdono i colpi e non ci si ricorda nemmeno quanto mangiato la sera prima.......


RITENTA.......SARAI + FORTUNATO LA PROSSIMA VOLTA
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 14:44     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
E sì ad una certa età si perdono i colpi e non ci si ricorda nemmeno quanto mangiato la sera prima.......


Giusto, e ci si fa beccare pure su tripadvisor Wink bravo comp salt

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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 15:51     Oggetto: Rispondi citando

Bonvys79 ha scritto:
Citazione:
E sì ad una certa età si perdono i colpi e non ci si ricorda nemmeno quanto mangiato la sera prima.......


Giusto, e ci si fa beccare pure su tripadvisor Wink bravo comp salt


Infatti sono proprio io che contendo il primato di Brachetti dei forum su Cuba a Silvanuccio ed al Ragioniere ahahah ahahah ahahah mons mons
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Se incontri il trollino dal plurivestitino che partecipa e tenta di prendere per il culo ..... facendo la RUOTA...
stai certo che è un testadicazzo Safe che se la fa sotto se gli telefoni al cellulare che semina ovunque nel web.
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2017 - 15:59     Oggetto: Rispondi citando

Anubi ha scritto:
Bonvys79 ha scritto:
Citazione:
E sì ad una certa età si perdono i colpi e non ci si ricorda nemmeno quanto mangiato la sera prima.......


Giusto, e ci si fa beccare pure su tripadvisor Wink bravo comp salt


Infatti sono proprio io che contendo il primato di Brachetti dei forum su Cuba a Silvanuccio ed al Ragioniere ahahah ahahah ahahah mons mons


Hai iniziato tardi (sara-de-pompinare esclusa), ma sicuramente con charanga, el rubio e zanzo, hai dimostrato di avere la stoffa del campione comp
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Gio 22 Giu 2017 - 8:14     Oggetto: Rispondi citando

Trump, un magnate che non impara la lezione cubana

L'Avana. Con il discorso di Miami si torna al passato.


Roberto Livi
L'AVANA

Edizione del
22.06.2017

Parafrasando quello che Talleyrand diceva dei Borboni, si può affermare che Donald Trump non dimentica il suo atteggiamento da magnate, che bada ai suoi interessi più che al bene pubblico e per farlo usa «verità iperbolizzate», ovvero mezze (o intere) menzogne. Non impara – Berlusconi docet – che il linguaggio , le azioni e le responsabilità di un presidente, specie di una nazione leader, devono essere ben differenti da quelle di un imprenditore privato.

ANCHE nelle sue ultime dichiarazioni e decreti presidenziali nei confronti di Cuba Trump ha seguito il suo copione. Quando – in un teatro di Miami dedicato a uno dei componenti della brigada di esiliati cubani, mercenari della Cia, che sbarcarono nel 1961 nella Baia dei porci per tentare di abbattere il governo rivoluzionario di Fidel Castro- ha annunciato che «sono finiti i giorni della politica di Obama nei confronti di Cuba», ha mentito. Della politica di apertura a Cuba iniziata da Obama nel dicembre 2014 resta il nocciolo duro: i rapporti diplomatici e le due ambasciate, degli Usa all’Avana e di Cuba a Washington; i viaggi senza limiti nell’isola dei cubano-americani e soprattutto le loro rimesse (seconda voce del bilancio di Cuba); l’uscita di Cuba dalla lista Usa dei paesi che favoriscono il terrorismo, gli accordi per scambi di contatti su questioni di interesse comune, come lotta alla droga e terrorismo, e la fine della politica migratoria speciale per i cubani definita di «piedi secchi, piedi umidi».

CERTO, il presidente magnate ha ingranato una parziale marcia indietro bloccando di fatto i viaggi individuali di cittadini Usa a Cuba , applicando un embargo integrale contro le imprese controllate dai militari cubani, imponendo una serie di precondizioni di politica interna al governo di Cuba perché possa iniziare negoziati con l’amministrazione Trump. Si tratta, più che di una svolta, di un ritorno al passato, del prevalere di nuovo della logica della guerra fredda e della rivalutazione di uno strumento, il blocco economico, commerciale, finanziario che, oltre che criminale, si è dimostrato catastroficamente (per gli Usa) fallimentare. E osteggiato dalla totalità delle Nazioni dell’Onu, con l’eccezione degli Stati uniti e di Israele. Anche per questo l’Ue ha preso le distanze dal capo della Casa bianca: ieri la Commissione affari esteri del parlamento europeo ha approvato l’Accordo di dialogo politico e di cooperazione economica con Cuba.

COME per la decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi sul cambio climatico, anche nel caso della nuova politica verso Cuba Trump ha dato ascolto al «suo partito», ossia ai suoi sostenitori incondizionati, piuttosto che alle richieste degli americani. Solo che, a detta dell’analista Arturo López-Levy, in questa occasione l’«America first» si è trasformata in «Miami Vice», perché «i suoi», riuniti nel teatro di Miami a spellarsi le mani, erano, come ha denunciato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez a Vienna, i resti della vecchia mafia anticastrista, dei terroristi alla Posada Carriles e dei loro rappresentanti in Campidoglio. La maggioranza dei cittadini statunitensi – e degli stessi elettori repubblicani (62%) – si è espressa per la continuazione della politica di normalizzazione con Cuba.

TRUMP si è detto disposto a fare di tutto in favore dei cubani. Meno che ascoltarli. Nel suo discorso a Miami, il presidente magnate ha affermato che le misure adottate da Obama hanno solo pregiudicato il popolo dell’isola mentre hanno favorito il vertice comunista. Secondo l’inchiesta attuata, senza l’approvazione del governo dell’Avana, da Bendixen-Armandi, più del 90% dei cubani approvava la politica verso Cuba di Obama. Fra questi, il mezzo milione di piccoli imprenditori che dovrebbe costituire quella sorta di classe media che può dinamizzare la situazione politica nell’isola. E che ha condannato le nuove direttive di Trump che colpiscono il settore del turismo del quale vive la maggioranza dei cuentapropistas.

«La strategia basata sull’ingerenza di Trump è destinata all’insuccesso» è stata la reazione del governo cubano. Invece che dividere lo schieramento governativo colpendo le Forze armate rivoluzionarie (Far), che gestiscono più del 60% dell’economia nazionale, il discorso di Trump e l’«indegno» scenario in cui è avvenuto hanno ottenuto l’esatto contrario. «È il sogno della linea dura qui», ha commentato all’Ap un giornalista cubano. Ovvero degli “ortodossi” ( o “talebani”) del Partito comunista che avevano visto con sospetto e di fatto osteggiato le aperture di Obama, giudicate come una sorta di mela capitalista (avvelenata) che il presidente aveva offerto ai “pragmatici” del governo. «In un’ora (Trump) ha insegnato ai cubani come funziona la politica negli Usa… Il risultato di questa politica è che renderà più forte la leadership rivoluzionaria e dà ragione ai suoi argomenti» ha dichiarato Iroel Sánchez, sorta di guardiano ideologico dell’ortodossia nella rete e nei mass media cubani.
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MessaggioInviato: Gio 22 Giu 2017 - 21:13     Oggetto: Rispondi citando

Bonvys79 ha scritto:


Hai iniziato tardi (sara-de-pompinare esclusa), ma sicuramente con charanga, el rubio e zanzo, hai dimostrato di avere la stoffa del campione comp

lucaghido 🔝🔝🔝🔝 THE KING

ahahah ahahah ahahah

Peccato che quando gli parli dei suoi vestitini......NEGA TUTTO
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MessaggioInviato: Gio 22 Giu 2017 - 21:26     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Trump......
Quando...... - ha annunciato che «sono finiti i giorni della politica di Obama nei confronti di Cuba», ha mentito. Della politica di apertura a Cuba iniziata da Obama nel dicembre 2014 resta il nocciolo duro:

............
Si tratta, più che di una svolta, di un ritorno al passato, del prevalere di nuovo della logica della guerra fredda e della rivalutazione di uno strumento, il blocco economico, commerciale, finanziario


Ma allora ha mentito o è ritornato a Guerra Fredda?

E questo ritorno alla logica dei blocchi contrapposti non è una svolta rispetto alla politica di Obama?

Deve avere molta confusione in testa il "velinista" del Manifesto..... non sa se dar retta alla velina cubana che gli viene passata all'Avana o alla realtà che legge sui media internazionali, in un rigurgito di indipendenza giornalistica.
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MessaggioInviato: Lun 26 Giu 2017 - 10:31     Oggetto: Rispondi citando

cocoloco ha scritto:
MAXHABANA ha scritto:
Saranno cazzi amari, l'ultima mossa dopo questo sarà quella di vietare i viaggi di ritorno a Cuba dei cubanoamericani ed ecco che magicamente il tanto agognato sogno americano si trasformerà nel loro peggiore incubo


ayyy mama Sad

... se vieta pure le rime$$e si va dall'incubo alla tragedia Twisted Evil



Miembro del aparato? Cero remesas: https://www.martinoticias.com/a/miembro-aparato-cero-remesas-trump-aprieta-tuercas-castristas-activos/147501.html Cool Twisted Evil
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Bonvys79



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MessaggioInviato: Ven 29 Set 2017 - 16:03     Oggetto: Rispondi citando

Le nuove disposizioni OFAC, molto stranamente, tardano ad arrivare, si dice che potrebbero passare addirittura mesi Shocked Confused - IN REALTA' DOVEVANO ARRIVARE PER IL 15 SETTEMBRE.
Qui un articolo in inglese molto interessante.....

http://www.foxnews.com/politics/2017/09/27/trump-s-effort-to-roll-back-misguided-cuba-policy-stalls.html


Comunque secondo me, come avevo già detto, si tratta di molto fumo e niente arrosto, e questo clamoroso ritardo ne è una conferma......NON SANNO CHE PESCI PRENDERE!
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